Paolo Fossati

 

             

 

 

I Seven Reef d'Arabia

Ayla 15

Halloween

A pochi minuti di navigazione ad est dall'ormeggio di Abu Galawa è presente una lunga dorsale, posta su un basso fondo orientata da nord verso sud. Appoggiati sulla sua superficie si trovano due torrioni sommersi, a circa 20 metri di profondità. L’immersione può essere effettuata soltanto con condizioni di mare calmo, Ci si tuffa per dirigersi direttamente sul fondo, posto a circa 20 metri di profondità. Il torrione s’innalza fino a tre metri dalla superficie ed è completamente rivestito da alcionari di tutti i colori, popolato da impressionanti nuvole di anthias che ne rivestono totalmente il cappello. Aggirandolo, incontreremo sul versante nord una profonda sella che forma un passaggio, a 9 metri di profondità, che lo separa dalla seconda torre, dove sono presenti branchi di triglie, miriadi di pesci corallini e soprattutto una impressionante concentrazione di alcionari. Ai piedi della torre, sul versante di nord-ovest, vi sono grosse formazioni di attinie a pomodoro oltre ad una gran formazione di corallo uva. Nuotando lungo la dorsale non s’incontreranno altri blocchi corallini ma un tappeto di corallo molle che riveste tutta la superficie del lungo pianoro. Prestando attenzione scoveremo moltissime specie di nudibranchi e tutta la fauna corallina tipica del Mar Rosso. Nuvole di fucilieri e pesci chirurgo avvolgeranno i subacquei per tutta la durata dell’immersione. La dorsale cade a strapiombo sui lati est e ovest ed è larga non più di una trentina di metri. Sul versante est, a 25 metri di profondità è presente qualche bella gorgonia. Seguendo la secca in direzione sud, ci s’imbatterà in una cresta di rocce, poste centralmente alla dorsale, molto scenografiche per la quantità di alcionari viola che le ricoprono. Quella di Halloween è un’immersione tanto spettacolare quanto semplice, durante la quale si potrà godere, in assoluta tranquillità, quanto di meglio il Mar Rosso offre, sia come fauna corallina sia come flora. Questo fondale è così ricco che diventa difficile osservare tutto ciò che si vede perché si verrà sempre distratti da qualcos’altro.
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Ci buttiamo su un ampio pianoro, situato a trenta metri di profondità, battuto da una corrente moderata, ma costante, che ostacola il tragitto fino al ciglio, dove la parete sprofonda nel blu fino ad oltre 80 metri. Un tripudio di colore attende i fotografi, che possono dilettarsi nel riprendere migliaia d’alcionari di tutte le dimensioni e colori. Gli esemplari più grandi arrivano a superare il metro d’altezza ed ospitano un microcosmo: piccoli gobidi che scivolano frenetici tra i polipi, minuscole e coloratissime conchigliette, evanescenti crostacei dalle zampe lunghissime e sottili. La parete è una tavolozza multicolore, oltre agli alcionari molte sono le gorgonie arborescenti e gorgonie a frusta: la fascia compresa tra ì 25 ed i 50 metri ha ovunque quest’aspetto. Non sono molte le gorgonie a ventaglio, ma sono grandi, con annessi i classici pesci falco. In alcuni punti le gorgonie a frusta formano delle suggestive foreste. Piuttosto frequente imbattersi nell’echinoderma Acanthaster planci, la spinosa stella mangiatrice di coralli. Spettacolari ed enormi anemoni abitati da bellissimi pesci pagliaccio abbondano a tutte le profondità. E’ opportuno controllare frequentemente nel blu, qui vivono stabilmente due grandi banchi di barracuda e di carangidi, che secondo dell’intensità e della direzione della corrente, si spostano lungo la parete del reef, rendendo imprevedibile la loro apparizione, che comunque è costante. Solo i più attenti o i più fortunati godranno di tale spettacolo. Frequente l’incontro con grandi mante che migrano contro corrente alla ricerca di plancton. Si tratta sempre di fugaci apparizioni, difficilmente fotografabili ma pur sempre molto emozionanti. Costante l’incontro con squali martello e squali grigi, relegati a grandi profondità quando l’acqua è molto calda. E’ opportuno puntualizzare che i grandi pesci pelagici ai Seven Reefs sono abbondanti ma assolutamente “selvatici”. L’incontro con loro è legato ad una serie di circostanze fortuite: tipo ed intensità della corrente, temperatura dell’acqua, ricchezza di nutrienti nell’acqua. Può capitare che nella stessa immersione alcuni subacquei vedano molti squali ed altri nessuno. In linea di massima i grandi pelagici sono in acqua libera, un poco lontano dalla parete coralligena che tutti osservano attentamente per la straordinaria ricchezza di vita. Quindi è importante osservare frequentemente verso il blu, ed è necessario anche un buon colpo d’occhio per individuare le sagome grigie che si confondono sullo sfondo. Bisogna anche considerare che spesso le correnti sono impegnative e non è facile staccarsi dalla parete per avvicinare gli squali, che solitamente sostano dove la corrente è maggiore. La parte superficiale del reef è interessantissima, ricca di coralli duri di molte specie che primeggiano per integrità e dimensione. Uno spettacolo oggi irripetibile, con acropore, porites, platygyra e millepora che si sovrappongono gli uni agli altri, formando colonie gigantesche, al di sotto delle quali si riposano pesci d’ogni specie. Sul sommo centinaia di pesci chirurgo s’infilano nei cunicoli che verticalmente portano al mare aperto, offrendo uno stupendo carosello di saette che vanno e vengono velocissime, alla perenne ricerca di piccole particelle di cibo.

 

Il relitto dello Iouna

Il relitto dello Iouna si trova a circa 20 minuti di navigazione dal porto di Yambu ed è uno dei relitti più interessanti, ricchi e misteriosi dell’Arabia Saudita. Giace adagiato alla parte esterna, quella meridionale, del reef di Gotha al Sharm, di forma circolare, con un piccolo faro posto sul versante nord. La causa dell’affondamento è sicuramente la collisione con il reef, ma il motivo della tragedia è tutt’ora oscuro ed inspiegabile. Si sa che la vecchia nave a vapore, lunga circa 130 metri, fu costruita in Scozia nel 1885 e fu successivamente acquistata dall’esercito turco all’inizio della prima guerra mondiale.  Naufragò nel 1914 ed al momento del naufragio trasportava un carico di zucchero e 130 militari; sia questi ultimi sia il carico si dispersero, ma ignoto è il numero delle vittime. Considerato il fatto che non sono mai state rinvenute tracce di corpi umani e la mancanza delle scialuppe di salvataggio sul fondo marino, è verosimile che gli imbarcati siano sopravvissuti. La sua storia ha moltissimi lati oscuri, non si riesce neanche a spiegare come un’imbarcazione di proprietà turca potesse navigare nelle acque del Regno Saudita, che in quel periodo era pattugliato dalle truppe inglesi. Il relitto fu rinvenuto da alcuni lavoratori della società petrolifera americana Aramco, nel 1980, mentre effettuavano lavori alle condutture che terminano a Yanbu. E’ intatto in tutte le sue strutture principali, con il terzo di prua che, nell’impatto contro il reef, si è staccato subendo una torsione verso destra, mentre il resto della nave è adagiato lungo il costone del reef, con la zona poppiera a 47 metri di profondità, su un fondale di sabbia chiara. E’ divenuto parte integrante della barriera corallina, poiché è ormai totalmente colonizzato da moltissime specie di coralli, sviluppatisi, dopo quasi un secolo dall’affondamento, in modo rigoglioso. Paradossalmente, il relitto è persino più vivo del reef, frequentato da banchi di pesce azzurro, carangidi e molto pesce stanziale, che probabilmente, ha trovato un rifugio sicuro tra le lamiere. L’immersione si effettua seguendo la murata di destra fino a raggiungere la massima profondità, da qui ci si porterà sul ponte che sarà seguito fino a raggiungere la zona di prua. Solitamente la visibilità è ottima e la corrente assente o scarsa, quindi, pur arrivando alla profondità di 47 metri, l’immersione, anche grazie alla totale assenza di reti e lenze abbandonate, non è da considerare particolarmente impegnativa. Il timone e l’elica a tre pale si trovano appoggiati sul fondo sabbioso alla massima profondità e, pur essendo molto suggestivi e coreografici, sono incrostati da pochi organismi, amanti della penombra. Nella zona centrale del ponte superiore svetta il fumaiolo, posto a ridosso della cabina di comando; all’interno è cresciuta una spettacolare madrepora del genere Turbinaria, specie dall’inconfondibile colore verde chiaro, dotata di una geometria inconfondibile, atta ad offrire alle alghe simbionti una superficie più ampia possibile. Una piccola nuvola di giovani Anthias ha scelto questo bel corallo come “nursery”. Le maniche a vento sono anch’esse concrezionate da piccole acropore, coralli di fuoco, Sarcophyton e Favites. E’ possibile penetrare in sicurezza nella parte superiore del ponte, dove sono rimaste le travature metalliche ed è andata totalmente disgregata la copertura di legno del ponte. Suggestiva la lunga fila d’oblò attraverso cui entra la luce solare, che, verso l’ora del tramonto offre spunti fotografici interessanti. Al di sotto è esplorabile anche il ponte inferiore, ma gli accessi sono stretti e l’interno completamente spoglio e limaccioso. La cabina di comando, completamente vuota, è divenuta dimora di un simpatico banco di glass-fish. Sono ancora presenti le gru per salpare le scialuppe, anch’esse concrezionato da piccole acropore. Sul ponte di fronte alla cabina di comando, frequentato spesso da fittissimi banchi di mennole, vivono 3-4 enormi e coloratissimi scorfani, che proprio da questa posizione insidiano il pesce azzurro al suo passaggio. Alla profondità di 8 metri giace la prua che sembra tagliata di netto, con una precisione geometrica. In sezione si notano i pavimenti dei ponti interni concrezionato da diverse specie di corallo. Qui nuotano moltissime specie ittiche tipiche dei bassifondi di barriera: castagnole, donzelle, pesci farfalla, pesci angelo, pesci pappagallo. Tutt’attorno alla nave si trovano diversi pinnacoli madreporici di corallo duro, dalle forme più svariate. Alcuni superbi esemplari d’Acropora spiccano tra le centinaia di colonie di Pocillopora e, tra queste, decine d’esemplari di coloratissime tridacne.

Abu Galawa Sud

Punto di riferimento fondamentale per la crociera poiché garantisce buone condizioni di ridosso anche col mare mosso. Può succedere, nei periodi meteo più turbolenti, di tornare più volte a dormire vicino a quest’ampio reef. E’ necessario valutare con attenzione le condizioni della corrente, che solitamente sono esaustivamente illustrate nell’accurato briefing, poiché l’immersione, in questo caso, si effettua direttamente dalla barca, scendendo lungo la cima dell’ancora posta su un pianoro di 30 metri di profondità. Pochi metri oltre l’ancora un piccolo ciglio origina una parete oltre la quale un terrazzo ospita esemplari spettacolari di acropore, in perfette condizioni. Frequentemente, adagiati sulla sabbia, si avvistano numerosi piccoli esemplari di squali pinna bianca che approfittano della corrente per respirare pur riposandosi. Osservando il blu, oltre il terrazzino, nelle giornate con le giuste condizioni di corrente, si avvistano squali di ben altre dimensioni, grossi squali grigi e bellissimi squali martello, a volte anche in branco, oltre a nutriti banchi di carangidi e barracuda. E’ indispensabile non farsi tentare nel seguirli perché il ritorno può essere controcorrente. Ritornati sotto la barca, intorno ai 20-25 metri di profondità un piccolo torrione corallino è rivestito di cromatici alcionari viola, tra i quali spicca una nube di glass-fishes perennemente minacciata dagli immancabili e voraci lyon fish. Questa è la parte più godibile dell’immersione, poiché sul bassofondo sabbioso una moltitudine di formazioni coralline ospita la maggior parte delle forme viventi nel Mar Rosso, sia come vita bentonica sia come specie ittiche presenti. E’ assolutamente spettacolare l’ora del tramonto quando i pesci predatori iniziano la caccia con i raggi solari radenti la superficie del mare, che conferiscono a tutta la coreografia un aspetto ancora più magico ed “ovattato”